venerdì 4 novembre 2011

297 - QUANDO LE GUIDE ED I MAESTRI NELLA CHIESA DANNO SCANDALO

Per una pausa spirituale durante la XXXIª settimana (PRIMA PARTE)

Lo scandalo è l’idea al centro del vangelo di domenica 30 ottobre – che è certo la pagina più dura del vangelo di Matteo, forse la più dura di tutti i vangeli.
Che cosa è lo scandalo nella Scrittura, lo sappiamo: è l’inciampo, ciò che ostacola il cammino di un altro – il cammino di fede, in questo caso; indistinguibile per noi dal cammino di crescita e di autenticità personale. Si sa però anche come l’idea di scandalo, attraverso i secoli, perdendo la sua iniziale connotazione biblico-teologica e assumendo una connotazione esclusivamente morale (anzi moralistica, nel senso deteriore), abbia conosciuto un processo di imborghesimento e banalizzazione davvero impressionante. È diventata in sostanza funzionale allo status quo e ha fatto identificare l’essere cristiani con una specie di benintenzionato perbenismo, conformista e conservatore, inducendo a perdere di vista la grande, scomoda novità dell’evangelo e la sua carica di appello. Così oggi si parla di scandalo, nella Chiesa come nella società civile, quasi solo in riferimento a fatti di sesso o di denaro, o di entrambi. Benché questi fatti possano avere in effetti una portata di scandalo – perché non solo esercitano un effetto diseducante sugli spiriti più fragili, ma corrodono la spontanea fiducia negli altri che è tanto necessaria alla vita sociale –, la fede e l’essere cristiani in genere risentono in modo più grave di altre forme di scandalo: forme tanto più insidiose quanto meno avvertite e pensate come scandalo.
Così misericordioso e accogliente verso i peccatori e gli irregolari, Gesù sembra talvolta durissimo verso gli ‘irreprensibili’ a cui gli altri guardano come modelli e che hanno una funzione di guida nella vita religiosa; in questo stesso cap. 23 di Matteo, poco più avanti, si trova una serie di invettive nei confronti degli «scribi e farisei ipocriti», che colpiscono per la loro violenza. Il nostro stile espressivo è diverso, anche a prescindere dalle idee; oggi chi si esprimesse in modo simile sarebbe subito accusato di poca carità o di poca prudenza, forse anche di poca civiltà… E tuttavia sappiamo pure che da parte di Gesù la tenerezza di certi momenti come la durezza di altri manifestano amore e coinvolgimento senza fine, così come l’atteggiamento sfuggente ed enigmatico di certi altri momenti, che ha una particolare carica di appello.
Gesù mette in guardia i suoi discepoli e le folle da coloro che si atteggiano a guide e modelli e operano in senso contrario rispetto a ciò che vorrebbero rappresentare. In senso contrario, perché? Facile sarebbe rispondere «perché si comportano male», insomma perché trasgrediscono in privato la Legge che pubblicamente glorificano e tutelano con strati di proibizioni e di interpretazioni. Ma ciò non è sempre vero. Alcuni di quelli contro cui Gesù si scaglia erano effettivamente irreprensibili quanto al ‘fare’, non però quanto allo spirito.
La Legge in Israele è vivente presenza di Dio in mezzo al suo popolo. Perciò pecca contro la Legge non solo e non tanto chi viola uno dei precetti della Legge, ma anche chi la riduce alla materialità dei suoi precetti; pecca contro la Legge chi rende troppo difficile avvertire in essa la presenza, l’amore, l’attenzione costante di Dio – magari perché ne rende troppo gravosa e angosciosa l’osservanza, perché usa la Legge per imporre la presenza e l’influenza propria. Perciò lo scandalo è tanto più grave e tanto più insidioso e doloroso quando proviene da coloro che hanno la funzione riconosciuta di guide e responsabili, di maestri, di ‘modelli’.

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