venerdì 5 aprile 2013

481 - LA FEDE È UNA CORSA PER TRAVARE LA VITA

Per una pausa spirituale durante la Settimana di Pasqua

 Il quarto evangelista sottolinea con insistenza il tema del corpo di Gesù, che viene deposto in un sepolcro nuovo (cfr. Gv 19,42) e che viene cercato dalla Maddalena (cfr. Gv 20,2.12.13.15). L’affetto della Maddalena per il suo Signore non è ancora pronto ad aprirsi alla novità della presenza di Gesù risorto, poiché rimane legato all’esperienza vissuta fin sotto la croce. La nostra capacità di conoscere molto spesso si lega più a ciò che già sappiamo che non a cercare ciò che non sappiamo ancora. Quando Maddalena incontra il Risorto, la sua memoria affettiva viene purificata, risanata ed elevata: ben diverso diventa ora l’amore per Gesù, quando lo si scopre vivo e presente, conoscenza che fa esplodere la gioia per la rivelazione di una vita che porta il segno dell’eternità.
Il segno della tomba vuota, un indicatore di ulteriorità. Ciò che fa correre la Maddalena per andare a chiamare i discepoli è la scoperta della tomba vuota. Va in cerca di un cadavere da onorare, ma trova un indicatore che sconcerta e lascia tramortiti, poiché supera le attese. La tomba è lì, ma senza più la pietra che copre l’ingesso e senza più il cadavere. Un misterioso segno di apertura, che rinvia ad altro, ad una ricerca ulteriore, che interrompe i flussi del pensiero calamitati dal dolore della perdita. La tomba vuota è soprattutto aperta: bisogna entrare dentro per scoprire che c’è una luce nuova che attende.
Se tale segno viene letto all’interno della grande tradizione biblica, ci accorgiamo di come la tomba vuota sia in perfetta sintonia con la parola di Dio. Tutti gli eventi, alla luce della fede, rimandano al mistero di Dio che interviene a favore dell’uomo, perché l’uomo possa camminare verso di lui. Tutta la storia di Israele è stata un intervento da parte di Dio affinché il suo popolo potesse camminare dall’Egitto verso la terra promessa, e dall’idolatria al culto del vero Dio. Così succede anche alla tomba vuota: Maddalena non può fermarsi lì, ma inizia a correre per cercare una spiegazione e va a chiamare altri, i quali, a loro volta, corrono per iniziare la ricerca della fede.

La testimonianza del discepolo amato e di Pietro. Protagonisti della corsa sono anche Pietro e il discepolo amato da Gesù, rappresentanti di tutto il gruppo apostolico, e di ogni tipo di discepolato nella Chiesa. Di fronte ai segni di Dio, che invitano alla ricerca, il discepolo corre per vedere e così cominciare a credere. Il discepolo corre insieme agli altri discepoli: non si tratta di una gara, ma di raggiungere il Signore. Pietro e il discepolo amato corrono incontro al Signore, corrono la corsa della loro fede. La visione è la medesima per entrambi: le bende per terra e il sudario piegato in un luogo a parte. Un segno di continuità – le bende – e un segno di novità – il sudario piegato. Il sudario è piegato in un luogo a parte, come segno di un nuovo ordine inaugurato dalla risurrezione. Se nella Genesi Dio aveva creato tutte le cose mettendo ordine nel creato e dando a ciascuna cosa il suo proprio posto, la risurrezione di Cristo inizia con un gesto di ordine perché ogni cosa prenda il suo giusto significato. Di fronte a questa scena la reazione è diversa: se di Pietro non si racconta nessuna parola o gesto che manifesti una qualche emozione di fronte alla tomba vuota, del discepolo amato invece si dice che «vide e credette».
La fede del discepolo amato nella parola di Gesù. Solo il quarto evangelista tramanda questo particolare: il discepolo amato crede non solo davanti al Risorto, come si dirà di Tommaso pochi versetti più avanti, ma davanti alla tomba vuota e davanti a quelle bende e a quel sudario. Non è facile interpretare il verbo ‘credere’ in questo contesto, considerando che subito dopo viene detto che «non compresero la Scrittura, che cioè doveva risuscitare dai morti» (cfr. v.9). È già fede nella risurrezione di Cristo? Il discepolo amato gioca un ruolo di primo piano nella trasmissione della memoria apostolica: egli è colui che appoggia il capo sul petto di Gesù nell’ultima cena (cfr. Gv 13,25), è colui che sta sotto la croce per accogliere la madre di Gesù (cfr. Gv 19,25-27), è colui che riconosce il Signore sul mare di Tiberiade dopo la pesca miracolosa (cfr. Gv 21,7). Egli manifesta una profonda intimità con Gesù e una capacità straordinaria di comprendere le sue parole. Anche alla tomba vuota egli intuisce che le parole di Gesù, quando promettevano la vita e la risurrezione
(cfr. Gv 11,25), erano parole affidabili.
C’è una lezione molto grande che ci viene da questo personaggio: la fede parte da una disponibilità ad accogliere Dio che si manifesta nelle sue opere; inizia con la fiducia data alla persona di Gesù, non cerca l’evidenza e le prove inconfutabili. È disponibilità a camminare, è soprattutto voglia di correre verso la vita che sa superare ogni morte.

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