sabato 17 settembre 2011

278 - DIO CHIAMA TUTTI E A TUTTE LE ORE E DÀ L’UNICA PAGA: LA MONETA-SALVEZZA

18 Settembre 2011 – Domenica XXVª Tempo Ordinario
(Isaia 55,6-9 Filippesi 1,20-27 Matteo 20,1-16)

La parabola degli operai chiamati in diverse ore del giorno e che ricevono la stessa paga apre uno scenario che obbliga noi cristiani a considerare con gli occhi e con il cuore di Dio ciò che avviene all’interno della Chiesa e nella società. Perché dietro i servi che mormorano ci sono coloro che si illudono di vantare dei meriti nei confronti di Dio, quasi che egli si trovasse in debito nei loro confronti!
– Dietro i servi che mormorano ci sono dei bravi cristiani che non tollerano che l’ultimo arrivato sia avvolto dall’amore di Dio e possa partecipare al suo Regno.
– Dietro i servi che mormorano ci sono anche quelli che difendono strenuamente i loro privilegi, magari accampando la scusa della loro sicurezza e della loro tranquillità.
– Dietro i servi che mormorano ci sono coloro che non possono assolutamente accettare che il loro benessere raggiunga anche i poveri condannati da sempre ad un salario da fame.
È bene chiarire che il nostro Dio non ragiona secondo le logiche di mercato, secondo le ferree leggi dell’economia, secondo le dure esigenze della sopravvivenza. Il nostro non è solo un Dio ‘buonista’, dal cuore troppo tenero: è imperdonabilmente ed eccessivamente buono. Accoglierlo è il punto di passaggio cruciale per entrare nel Regno. Rifiutarlo significa tagliarsi fuori dalla sua offerta di grazia. Alla fine, infatti potrebbe accadere ciò che è veramente paradossale: «Così gli ultimi saranno i primi e i primi, ultimi». Un monito, un avvertimento serio lanciato a tutti quelli che si illudono di imporre a Dio il loro modo meschino di ragionare.
Appare chiaro, a questo punto, che la giustizia di Dio non corrisponde alla nostra. Può vivere la giustizia di Dio e mettere in pratica i suoi comandamenti solo chi ha un cuore nuovo, ricolmo dello Spirito di Dio, dono della sua misericordia. Solo il passaggio attraverso questa esperienza consente di leggere in modo diverso la realtà e di agire di conseguenza. Così la partecipazione al Regno non è collegata a meriti o diritti acquisiti da far valere. E non si tratta in ogni caso di una retribuzione, quanto piuttosto di una gratuita e generosa ricompensa. Chi chiama a lavorare nella sua vigna lo fa a tutte le ore del giorno. Ai suoi occhi ciò che conta è la risposta positiva che si è data, la disponibilità a lasciarsi coinvolgere in una relazione nuova con lui. Si diventa in tal modo ‘braccianti’ che non pretendono di dettare i criteri della retribuzione e che sono pronti a riconoscere la generosità del padrone. Egli infatti offre a tutti la sua gioia e chi lo conosce e lo ama non può che rallegrarsi della sua decisione. Mentre comincia il nuovo anno pastorale, un messaggio del genere risulta più che mai attuale. Nessuno può sentirsi in diritto di far valere la sua ‘anzianità’: a contare infatti è l’aver raccolto l’invito a lavorare nella vigna, mettendo a disposizione energie e risorse. La ricompensa è la stessa per tutti ed è, in ogni caso, un regalo immeritato.
Preghiera - Anch’io, Gesù, come i braccianti che sono stati assunti all’alba e hanno faticato tutta la giornata, ho delle rimostranze da fare. Non accetto di essere pagato come quelli che sono arrivati alla fine. Ho dei meriti superiori da accampare nei loro confronti, dei diritti da far valere davanti al padrone della vigna.
Anch’io, Gesù, come quei lavoratori, pretendo di imporre a Dio i miei criteri di retribuzione, il mio concetto di giustizia in cui non c’è molto posto per ciò che è gratuito, ma tutto deve corrispondere a parametri molto rigidi.
Sì, Signore, è come se mi fossi del tutto meritato quella gioia e quella pienezza che sono solo dono della tua bontà e quindi potessi permettermi di mettere un argine alla tua misericordia.
Quando mai, Signore, riconoscerò che le vie di Dio non sono le mie, che il suo modo di condurre la storia non può essere sottomesso alla mia grettezza, alla mia piccineria, alla mia ottusità che nulla hanno a che fare con il cuore di un Padre?

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